domenica 26 febbraio 2012

Viaggio di andata

Due bambine (sorelle, lineamenti molto simili, bambole di burro)sbadigliano all'unisono.
Mi siede accanto un ragazzo, che prega su un e-reader in una lingua slava.
Francoforte in una luce opaca, chiazze grigio e oro. Al gate B23 si sente già aria di destinazione. Ma do le spalle. Stavolta non ho fretta.
Il volo è AirChina, non Lufthansa. 8000 km. Impiega nove ore e mezza. Il mio compagno di viaggio è un ingegnere tedesco piuttosto anziano che va per la quinta volta nello Shangdong, a Bingzhu. Fonderia, se ho capito bene. Non parla cinese e neanche inglese. Lavora per la SES. Leggo Gramsci nell'antologia Einaudi Vita attraverso le lettere. Ne provo un senso di oppressione. Sia quando da studente scrive al padre, questi pochi soldi contati minutamente che tuttavia non arrivano mai in tempo, sia quando dopo scrive a Giulia, di un possibile e prossimo eppure chimerico e sempre frustrato ricongiungimento. Leggo anche Vito Mancuso, Io e Dio. Non capisco dove voglia andare a parare con la morale, e col valore assoluto della religione.

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